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  • Clima

20-04-2021, 11:04

Il Tempo e il Clima

Due facce della stessa medaglia

Tutti quanti abbiamo sentito pronunciare dai nonni o dai genitori una frase divenuta nel tempo parte integrante di quel lessico contadino tanto semplice ed immediato nella forma quanto forte nella sostanza: “non ci sono più le stagioni di una volta!”. Insieme ad altre espressioni tipiche o proverbi (“rosso di sera, bel tempo si spera”, ecc ...), ci troviamo di fronte ad una saggezza popolare spesso portatrice di qualche verità che può nascondere alcune insidie, talune delle quali emergono nel momento in cui certi termini vengono innocentemente adottati come sinonimi di altri termini il cui significato scientifico indica concetti differenti. Un classico esempio è rappresentato dalle parole tempo, in senso meteorologico, e clima.

Il tempo atmosferico descrive una realtà fisica, oggettiva e direttamente osservabile, caratterizzata dagli stati dell’atmosfera che si manifestano istante dopo istante su una singola località geografica o su una regione più o meno vasta, e che evolve con continuità in modo complesso ma regolato da precise leggi fisiche oggetto di studio della meteorologia. Quando l’attenzione di chi osserva è posta su una singola località, tali stati atmosferici sono rappresentati da tutti quei valori assunti dai principali elementi meteorologici (la temperatura e l’umidità dell’aria, le precipitazioni, il vento, lo stato del cielo, la radiazione solare, la pressione atmosferica) che descrivono le condizioni fisiche dell’atmosfera in quel preciso istante e in quel preciso luogo. Poiché questa realtà è percepibile attraverso i sensi ed è direttamente osservabile, essa può essere facilmente testimoniata attraverso un registro di osservazioni e di misure strumentali eseguite da una stazione meteorologica opportunamente ubicata (Fig. 1). Quando si considera un’area più vasta, la situazione meteorologica è data dalla presenza, intensità ed evoluzione dei fenomeni atmosferici nel contesto più ampio di una distribuzione spaziale, orizzontale e verticale, degli elementi meteorologici, ossia dei campi di temperatura, umidità, pressione e vento. Questa realtà fisica su larga scala può essere rilevata strumentalmente e registrata da un’apposita rete di stazioni meteorologiche che eseguono osservazioni simultanee.

Pertanto, ciò che caratterizza il tempo atmosferico è proprio la natura fisica, oggettiva, direttamente osservabile e percepibile nel “qui ed ora” di questa realtà. In altri termini, ciò che vediamo accadere in atmosfera semplicemente volgendo lo sguardo fuori dalla finestra è un insieme di fatti oggettivi, di natura fisica, osservabili e registrabili, che chiamiamo tempo atmosferico. Tali fatti riusciamo a comprenderli attraverso l’utilizzo dei nostri sensi, riusciamo cioè a distinguere, qualitativamente, una giornata calda da una giornata fredda, una giornata umida da una giornata secca, senza la necessità di raccogliere dati ed analizzarli con l’utilizzo dell’intelletto. Riusciamo anche a ragionare qualitativamente in termini quantitativi, cioè siamo in grado di distinguere una precipitazione debole e costante da un acquazzone improvviso di breve durata.


Figura 1: osservatorio meteorologico costituito da diversi sensori, da sinistra a destra: termometro (all'interno della capannina meteorologica), pluviometro meccanico, pluviometro automatico e pluviometro a svuotamento manuale (le misurazioni ridondanti fungono da verifica dei valori rilevati).

Ciò che non riusciamo perfettamente a cogliere è la dimensione quantitativa del fenomeno fisico, la scala o rango, quanto è forte una precipitazione oppure quanto è fredda una giornata anche se in linea di massima riusciamo a farcene un’idea soggettiva.

Per poter accedere a questo livello di comprensione, oggettiva e quantitativa, è necessario osservare i fenomeni atmosferici non più in un intervallo discreto, isolatamente ed indipendente, ma occorre considerare gli stati fisici dell’atmosfera in forma aggregata, in una successione continua di eventi. In questo caso si parla più propriamente di clima anziché di tempo meteorologico. Il clima è quindi un carattere locale, una componente ambientale e come tale è svincolato dallo scorrere puntuale del tempo cronologico, ovvero i suoi elementi sono gli stessi di quelli del tempo atmosferico ma ciascuno di essi è considerato nella globalità delle sue manifestazioni. Anch’esso è una realtà fisica oggettiva regolata da precise leggi fisiche oggetto di studio della climatologia ma, a differenza del tempo atmosferico, non è direttamente osservabile e percepibile. Per renderla tale occorre mettere in risalto la sua natura statistica, cioè siamo di fronte ad una realtà che prende corpo col trascorrere degli anni, quindi ricostruibile e verificabile solo a posteriori e mai registrabile direttamente. Per vedere verificato il clima di una località o regione occorre attendere un lungo periodo di tempo e considerare come un unico blocco l’insieme dei fenomeni, dei valori e delle situazioni osservate durante quel periodo temporale. Mentre dunque il tempo atmosferico osservato, giorno dopo giorno, nel corso del gennaio 2021 su Reggio Emilia è una precisa successione di situazioni meteorologiche, il clima di gennaio di Reggio Emilia è un insieme di indicazioni meteo-statistiche che descrivono sinteticamente quella successione di situazioni che si manifestano in un lungo periodo di tempo durante il mese di gennaio.

Da un punto di vista operativo e metodologico, il clima diventa così una realtà totalmente comprensibile solo per mezzo della ragione e per convenzione è determinato utilizzando con opportune modalità statistiche i dati relativi agli ultimi trent’anni consecutivi di osservazioni meteorologiche trattati unitamente (almeno vent’anni quando non ne esistono di più). Il clima può essere visto come una sintesi delle differenti tipologie di tempo atmosferico che possono verificarsi in un determinato luogo ed in un determinato momento, ognuna delle quali rappresenta un effetto associato a precise e determinate cause di natura fisica. La scelta del periodo trentennale deriva da un compromesso tra la necessità di dare alle più importanti caratteristiche climatiche un tempo sufficiente per manifestarsi pienamente e stabilizzarsi, e l’opportunità di evitare periodi tanto lunghi da mascherare qualche variazione del clima che fosse intervenuta nel frattempo.

Una visione statica, quindi, utile ad intercettare uno stato climatico, ovvero uno schema statistico che su una località o regione geografica localizzata descrive quantitativamente e sinteticamente gli stati ed i comportamenti probabili dell’ambiente atmosferico in modo tale che sia possibile percepire un fenomeno che è tipicamente fisico, ma che sfugge in parte ai sensi, tramite l’intelletto attraverso i suoi tratti specifici e le frequenze degli eventi. Oltre a questa prima analisi, il climatologo affianca anche una visione dinamica del fenomeno climatico, cioè mette a confronto differenti stati climatici con lo scopo di evidenziare eventuali variazioni di natura statistica in grado di misurare e cogliere quella che è la caratteristica principale ed intrinseca di questo fenomeno, il cambiamento. Il clima cambia, la variabilità è nella natura stessa del clima; quanto piove oggi non è detto che corrisponde a quanto pioveva in passato o a quanto pioverà in futuro. In altri termini, è proprio vero: “non ci sono più le stagioni di una volta!”.


Autore: Redazione REM
 




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